Lesbia era una stronza, e Catullo lo sapeva.

Ti detesto.

E ti amo.

Ma ti detesto in primis.

Uh. In realtà ti amo in primis.

Ma non temere, ora ti detesto.

Anche se ti amo.

Però non voglio amarti.

O forse lo voglio.

Volere o non volere non ha importanza, comunque.

Ti amo.

E ti odio.

E so perché.

Cioè.

Sì.

Stavo per dire che non sapevo perché ti amavo.

Ma ci ho ripensato.

So anche quello.

Beh. Addio, comunque.

Se potessi salutarti con sincerità, lo farei con un “ti amo”, non con un “ti odio”. E questo è il quanto. Però ti detesto. Amore. Ti auguro ogni male perché sono egoista. E spero che un giorno tu torni da me, a pezzi dal dolore. E quel giorno io che farò? Ti manderò all’inferno come meriti? O ti accoglierò a braccia aperte, già sapendo che mi abbandonerai come hai già fatto?

Dipende. Dipende dal decorso di questa malattia. Se ne guarirò, ti lascerò a marcire, e sarà la mia dolce vendetta. Se non ne guarissi, se tu avessi un po’ di coscienza, dovresti almeno avere un briciolo di pietà per me.

Al momento, comunque, vattene all’inferno con la mia maledizione e col mio affetto.